
7 gennaio 2022
C’è un luogo dove il cielo si arresta,
trattenuto da griglie d’acciaio
che non fermano la luce
ma ne imprigionano il respiro.
È l’ora in cui il giorno si ritira in silenzio,
come un animale ferito,
e il sole, dietro il velo delle nubi,
sussurra promesse che nessuno ascolta.
Dietro la rete, il mondo sembra lontano,
eppure vibra — presente, vivo —
come un ricordo che non riesce a svanire.
Ogni filo intrecciato è una domanda,
ogni interstizio, una ferita del visibile.
Oltre quel confine di ferro
non c’è prigione,
ma la possibilità di un altrove.
Là, tra le ombre e il cielo,
qualcosa attende.
Forse un passo.
Forse solo uno sguardo capace di vedere.
“La soglia è il luogo dell’apertura. Là dove si erge un limite, non tutto è esclusione: qualcosa vi passa, qualcosa si rivela. La rete non è solo barriera, ma figura dell’interrogazione ontologica: che cos’è l’essere, se non ciò che sempre si nasconde dietro l’apparire?”
— da Pensare la Luce
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