Donato Di Crecchio
Un omaggio al non detto, al ritmo interiore del pensiero poetico.
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Mese: Gennaio 2026
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C’è un silenzio che abita l’uomo contemporaneo e non è pace: è un gelo invisibile, un vuoto che non urla ma consuma. Il nichilismo non si annuncia con clangori apocalittici: s’insinua come nebbia sottile, come un’assenza che logora, come la stanchezza di chi ha smesso di credere che qualcosa abbia valore.
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C’è un silenzio che abita l’uomo contemporaneo e non è pace: è un gelo invisibile, un vuoto che non urla ma consuma. Il nichilismo non si annuncia con clangori apocalittici: s’insinua come nebbia sottile, come un’assenza che logora, come la stanchezza di chi ha smesso di credere che qualcosa abbia valore.
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C’è un silenzio che abita l’uomo contemporaneo e non è pace: è un gelo invisibile, un vuoto che non urla ma consuma. Il nichilismo non si annuncia con clangori apocalittici: s’insinua come nebbia sottile, come un’assenza che logora, come la stanchezza di chi ha smesso di credere che qualcosa abbia valore.
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C’è un silenzio che abita l’uomo contemporaneo e non è pace: è un gelo invisibile, un vuoto che non urla ma consuma. Il nichilismo non si annuncia con clangori apocalittici: s’insinua come nebbia sottile, come un’assenza che logora, come la stanchezza di chi ha smesso di credere che qualcosa abbia valore.
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C’è un silenzio che abita l’uomo contemporaneo e non è pace: è un gelo invisibile, un vuoto che non urla ma consuma. Il nichilismo non si annuncia con clangori apocalittici: s’insinua come nebbia sottile, come un’assenza che logora, come la stanchezza di chi ha smesso di credere che qualcosa abbia valore.